Fare di conto

 

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Volevo condividere con voi un paio di articoli che nella scorsa settimana sono stati diffusi dai quotiduani nazional.

Il primo riguarda lo storico traguardo di domenica 16 giugno, quando per due ore le fonte rinnovabili hanno soddisfatto da sole il fabbisogno energetico italiano.

Vincenzo Merola aveva segnalato un articolo apparso su qualeenergia.it, il sito di una rivista specializzata in energie rinnovabili che consiglio vivamente di seguire.

Dopo qualche giorno la notizia è apparsa su repubblica.it, raggiungendo quindi un pubblico più vasto e generalista.

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Foto tratta dal sito qualenergia.it

La seconda notizia che volevo condividere è apparsa mercoledì sull’inserto enconomico del Fatto Qutoidiano a firma di Stefano Feltri.

Il pezzo intitolato Energie, Enel e la guerra da due milardi l’anno che illustra come la produzione di energie rinnovabili stia contribuendo stia contribuendo, assieme al calo dei consumi dovuto alla crisi, alle difficoltà economiche del colosso italiano.

L’articolo può essere letto nell’archivio personale dell’autore contenuto nel sito fattoquotidano.it. Per visionarlo clicca qui e scorlla la pagina (purtroppo non è possibilie linkare direttamente il testo)

Nella stessa sezione del sito è possibile consultare anche l’articolo Energia, le lobby si riprendono 135 milioni. Ed è solo l’inizio, che racconta l’azione delle lobby sul governo Letta per influenzare la redazione del decreto del fare.

Questi articoli restituiscono molto bene il contesto economico politico e gli interessi in gioco in un settore in profondo cambiamento.

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One thought on “Fare di conto

  1. Questo inizio settimana quando ho letto la notizia su qualeenergia.it riguardante l’azzeramento nazionale del PUN tra le 14 e le 15 di domenica 16 giugno sono rimasta molto contenta per due motivi: il primo ovviamente per la notizia in sè, in cui la mia lettura era accompagnata dal sottofondo frankestainiano “si-può-fareee!!”. Pur tenendo bene a mente che il fatto è avvunuto di domenica e che quindi le richieste di energia sono diverse rispetto a quelle settimanali. Se infatti da un lato probabilmente verranno utilizzati più gli elettrodomestici (cucine, lavatrici che in settimana non si ha mai tempo di fare, computer etc), dall’altro le maggiori industrie lavorano con regimi inferiori. Il secondo motivo di tale felicità è l’informazione! Che di questi tempi non è un fattore sottovalutabile. Mi spiego: la possibilità di leggere su un quotidiano con le Repubblica (che poi sulla parola “soltanto” che ha messo nel titolo avrei da ridire) questa notizia fornisce una certa probabilità in più che alla popolazione possano essere comunicate liete novelle (oltre alle solite “storie” sulla politica e gli omicidi che tirano tanto). Poi cercando di essere realisti non è di certo abbastanza. A parte sui blog specializzati del settore ed un trafiletto sul blog del Corriere Della Sera http://energia.corriere.it/2013/06/20/che-cosa-accade-quando-domenica-16-giugno-lelettricita-non-costa-niente/ , la notizia passa in sordina.

    Ho letto gli articoli di Stefano Feltri. Non disponendo di molte informazioni mi baso su quello che dice. Personalmente non sono d’accordo con l’approccio del capacity payment. Innanzi tutto parlando terra terra ‘io Stato’ farei due conti: “mi costa di più pagare l’energia estera che mi sopperisce la mancanza quando i nostri impianti non ce la fanno, o mi costa di più mantenere in vita un’azienda con gli impianti fermi in previsione di un suo utilizzo?”. Parlando in senso ancora più ampio non sono proprio d’accordo con l’approccio ‘io stato a te lobby ti salvo sempre”. Uno perchè lo stesso privilegio non vale assolutamente con le piccole e medie imprese. Due perchè così come succede per le banche, il rischio per loro è ZERO. Certo che se lo Stato mi copre posso fare tutti i giochi che voglio in borsa…tanto non posso fallire! Infatti nonostante (cosa che non sapevo) l’Enel abbia 63,9 miliardi di euro di debiti è in grado di emettere bond che abbiano valore. Magari la mia analisi è semplicistica ma per il ragionamento che spesso si sente “e ma i posti di lavoro che verrebbero a mancare?” (nel caso delle aziende), “e ma i risparmi in banca degli italiani?” (nel caso delle banche), a me viene da rispondere “si ma quanto è giusto trascinare un morto (banche- aziende) che grava sulle tasche degli italiani in prima persona, e quanto sarebbe meglio cambiare questo sistema ‘malato’ così da evitare tale logica alle nuove generazioni, come la mia, che il lavoro ancora non ce l’ha ed i risparmi in banca neppure?”

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