Plant for the Planet: greenwashing or green investement?

L’azienda di cosmetici Yves Rocher dal 2007 collabora con la campagna delle Nazioni Unite “Piantiamo per il pianeta”. L’obbiettivo è di piantare 50 milioni di piante nel mondo con il coinvolgimento dei propri clienti.

20120817_165420

L’operazione prende il via nel marzo 2007, quando Jacques Rocher incontra Wangari Maathai,la prima donna africana a ricevere il Premio Nobel per la pace, madrina della campagna “Plant for the planet” dello United Nations Environment Programme.

In un primo momento l’azienda si impegna a piantare 1 milione di alberi con l’aiuto dei propri clienti. Attraverso la sua fondazione Yves Rocher si impegna a raccogliere le donazioni indirizzate verso ad associazioni specializzate nella riforestazion.

L’operazione si rivela un enorme successo mondiale, tanto che l’azienda rilancia il suo impegno puntando a piantare 50 milioni di alberi entro il 2014.

Fonte: www.yves-rocher-fondation.org

contenu_rio

Sul sito della fondazione Yves Rocher  è stata creato un vero e proprio social network in cui la community ( la tribù dei piantatori ) ha uno spazio virtuale in cui esprimersi. Ogni piantatore può registrarsi, indicare dove ha piantato un albero e può anche lasciare un messaggio filosofico/poetico.

Nel 2012 in occasione del summit modniale sull’ambiente Yves Rocher ha lanciato una campagna on-line per creare un super video con i contenuti pubblicati dagli utenti registrati. Il sito di riferimento era questo. Ai piantatori veniva chiesto di realizzare una breve ripresa in cui prendevano un vaso con una pianta per poi passarlo. In questo modo è possibile montare un’infinità di clip in modo da realizzare un film collettivo. Il risultato è più meno questo:

Nei primi mesi del 2013, la campagna “Piantiamo per il pianeta” è sbarcata anche in Italia, dove l’azienda ha donato di tasca propria 12 mila alberi che sono stati piantati al Parco della Favorita di Palermo. Fonte: repubblica.it

215348055-78748e4c-21ce-4dbd-8d83-b1cdbbe030db

foto tratta dal sito http://www.repubblica.it clicca qui Per vedere l’intera galleria.

Navigando sul sito della fondazione Yves Rocher si ha l’impressione che l’azienda sia veramente molto impegnata sulle tematiche ambientali, infatti oltre a “Piantiamo per il pianeta” esistono molte iniziative:

  • il Premio Terre de Femmes destinato alle eco-cittadine militanti e spesso sconosciute che compiono delle importanti azioni di tutela ambientale.
  • Un progetto di salvaguardia dei Giardini Storici.
  • Un atelier di formazione e creazione di profumi, dove i visitatori possono creare le loro personali fragranze.

Sul sito si può trovare una mappa che mette in evidenza tutti gli interventi.

Secondo voi si tratta di un operazione di greenwashing oppure è una operazione sincera di green investement?

Advertisements

One thought on “Plant for the Planet: greenwashing or green investement?

  1. Secondo il mio parere è difficile parlare in questo caso di greenwashing: significherebbe infatti mettere in discussione l’intera strategia aziendale che, fin dalla nascita del marchio, punta molto sul concetto di sostenibilità ambientale.
    Pur non conoscendo a fondo l’impresa è sufficiente una rapida visita sul sito aziendale istituzionale per capire come la stessa si sia impegnata in più occasioni verso la salvaguardia dell’ambiente: in ogni sezione principale vengono infatti citati principi, impegni, azioni in campo ambientale, coerenti fra loro e a supporto di una comune strategia.
    A tal proposito è stata addirittura fondata una fondazione che si occupa di tali tematiche, con l’obiettivo dichiarato di :”Partecipare all’elaborazione di un mondo più ecologico, condividendo con donne e uomini di buona volontà l’implementazione di azioni concrete a favore dell’ambiente”.
    Sicuramente molti aspetti possono essere migliorati, per esempio l’indicazione del grado di raggiungimento degli obiettivi posti nella sezione “Il ciclo di sviluppo eco-sostenibile” sarebbe cosa buona e giusta, così come l’indicazione in minuscolo a piè di pagina “dati riferiti a fabbriche e siti logistici dell’area Europa” lascia spazio ad alcuni dubbi legittimi.
    Un mio primo bilancio sul comportamento aziendale è dunque positivo, anche se solo l’esame approfondito delle azioni, comunicazioni e dei documenti aziendali resi disponibili condurrebbe ad un giudizio più accurato.
    In conclusione non parlerei di greenwashing, che è, come suggerisce il termine stesso, una pratica atta a “ripulire” l’immagine aziendale, ma di un’ulteriore azione a sostegno di una strategia green oriented.
    Mattia

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s