Fashion crowdsourcing

Fashion crowdsourcing

La moda disegnata dal basso!

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One thought on “Fashion crowdsourcing

  1. Salve a tutti.
    Mi sono informata qua e là su questo nuovo fenomeno emergente Crowdsourcing. Vi riporto alcune info e le mie conclusioni al fondo. Buona lettura!!

    Pare che in America ci siano due nuove sturt-up in questo settore: la Stylyt e Stitch Collective. Esse hanno sviluppato questo processo democratico, in cui vengono messi a disposizione degli utenti gli strumenti per co-creare capi di abbigliamento e accessori. Si tratta di una tecnologia innovativa che permette dunque ai fruitori di mixare ed abbinare colori e materiali diversi. L’innovazione sta proprio nella progettazione sviluppata interamente sul web. Tale dinamica viene poi accentuata tramite un premio messo a disposizione dai marchi per i migliori lavori di design. La giuria votante sono gli utenti/consumatori.

    La cofondatrice di Stylyt, Nina Chermy, spiega: “Never before could people influence fashion design on this scale. People come to design for one brand, but design for the other brands too. People get really excited and passionate about it.”

    Questo Cowdsourcing risulta molto vantaggioso per le aziende che in tal modo riescono ad avere dati certi sui propri utenti/consumatori e di come essi interagiscono con il processo della moda, dalla progettazione alla produzione alla vendita. Si aprono inoltre le strade per lo sviluppo di nuovi prodotti.

    La co-fondatrice di Sylyt, Jenny Wu, spiega: “It’s the best for engaging consumers and getting the most useful data for the brand. It reduces sample biases, and starts to isolate which attributes of these designs are what’s preferred. We decipher patterns and say to brands ‘this is what’s trending’.”

    Il fondatore di Stitch Collective, Loni Edwards afferma che questo favorirebbe i nuovi designer emergenti che abbatterebbero così le barriere di pre-produzione: “We discover what our customers want pre-production, which allows us to cut down on inventory risk. We hope to serve as an early indicator of fashion trends.”
    Sempre Edwards tende a sottolineare l’importanza di tale strumento per I nuovi stilisti emergenti. Viene identificato come una vera e propria rampa di lancio: “The winner of our last challenge was featured on The Cut in New York Magazine, Refinery29.com and Racked National, among others. He is now getting ready to start his own line.”

    Allo stesso modo Crowdsourcing pare venga utilizzato anche dai marchi più affermati nel settore. Come Oscar de la Renta che in occasione di una sua collezione ha creato un blog o bacheca digitale in cui i consumatori hanno contribuito a fornire consigli ed idee creative.

    Questa ‘consegna del controllo creativo al consumatore’ non è ben vista da tutti soprattutto dai designer di larga distribuzione. Però anche in questi casi senza entrare nel merito della progettazione hanno utilizzato l’opinione Crowdsourcing per far votare i prodotti preferiti delle stagioni di moda passate.

    Il fenomeno di Crowdsourcing, come diversi altri fenomeni di co-creazione, potrebbe avere ripercussioni negative per l’industria della moda, ad esempio una perdita d’identità del marchio. Per adesso quello che si osserva è sicuramente una vasta gamma di vantaggi, sopratutto per le aziende, che in tal modo riescono ad vere un parco dati ben fornito e tutti i vantaggi della co-creazione; ma anche per gli utenti (quest’ultimi molto diversificati: dall’utente che si limita al mero voto, all’utente che sviluppa un design tutto suo) che partecipano al processo creativo e gli è permesso in alcuni casi di emergere direttamente sotto ‘l’ala’ della compagnia che ha messo a disposizione il mezzo.

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