Otello e il leone

Per rispondere allo stimolo di Rebecca sulle pubblicità che ci hanno profondamente colpito ho dovuto ripescaredei ricordi lontani. Per me infatti è stato diffice individuare uno spot che avesse modificato significativamente le mie abitudini d’acquisto.

Alla fine ho scelto due spot di qualche anno fa.

Il primo è il celebre spot del leone e della gazzella della Gatorade. Credo che molti di voi se lo ricordino:

Rivisto oggi risulta decisamente pacchiano, soprattutto a causa della colonna sonora (per la cronaca si tratta di Ly-o-lay Ale Loya dei Sacred Spirits) che ha poco a che fare con la savana africana, ma all’epoca questa estetica new age andava molto di moda (lo spot venne messo in onda a partire dal 1997).

Questa pubblicità seppe centrare in pieno la filosofia dello sportivo che ogni giorno deve superare i propri limiti e paure. Ad essere particolarmente efficace era il suo tono epico, che ricorda l’enfasi delle telecronache sportive. All’epoca giocavo a calcio per cui questo messaggio fecce breccia nel mio cuore. Per un po’ di tempo acquistai gatorade. Fortunatamente però me ne stufai velocemente.

Il secondo spot è decisamente meno conosciuto, anche perché non ebbe una grande diffusione. Nonostante tutto ciò questo spot seppe colpirmi così positivamente che a distanza di molti anni ne conservo un ricordo vivido. Sto parlando della pubblicità per il lancio dei cellualri Télit andata in onda nel 2000.

Telit è una società nata a Trieste nel  1986, specializzata in dispositi per la comunicazione wireless tra macchinari che ad un certo punto decise di lanciarsi sul mercato dei cellulari.

Era il 2000 e i colossi scandinavi Nokia e Ericsson era i dominatori del mercato. Il velleitario tentativo dell’azienda fallì miseramente, anche se ricordo che mio padre aveva un cellulare di questa marca.

Lo spot si distinse  per la capacità di sinteizzare in pochi secondi la storia dell’Otello. L’opera di Shakespeare venne adattata ad un contesto contemporaneo. Desdemona, Otello e Iago diventano così i membri di una rockband e i loro amici posso spettegolare di loro grazie ai cellulari prodotti dall’inserzionista.

L’estetica era evidentemente presa in prestito dal mondo dei videoclip. Se incrociamo questo dato con quello dell’ambietazione musicale della vicenda si può concludere che il target principale erano gli adolescenti. Io in quegli anni avevo 16 anni per cui rientravo nella “mobile generation” evocata dal claim.

Lo spot mi colpì in maniera così positiva che per un po’ avevo anche pensato di acquistare un telefono prodotto dalla compagnia, ma alla fine non lo feci.

 

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